Giù le mani dal diritto di sciopero

E’ bastato uno sciopero vero a far andare su tutte le furie esponenti di governo e sindacati collaborazionisti. La massiccia adesione allo sciopero di tutto il settore dei trasporti, promosso dalle sigle sindacali di base, ha paralizzato le principali città italiane con le evidenti ripercussioni sulla mobilità locale. Proprio questo argomento è stato utilizzato per promuovere una nuova stretta sul diritto di sciopero, che ha visto ancora una volta promotori il PD e le sigle confederali.

Matteo Renzi, da poco confermato segretario del PD ha subito tuonato contro i lavoratori. Lo sciopero è «uno scandalo» auspicando una legge che regolamenti il diritto di sciopero Ma soprattutto per evitare che «le piccole sigle mettano in ginocchio il Paese». Sulla stessa linea la segretario della CISL Annamaria Furlan che ha parlato di «sciopero inutile e dannoso per i cittadini». La Furlan si è detta d’accordo con il commissario di Alitalia, che ha parlato di regalo alla concorrenza e ha affermato «E’ tra l’altro inutile scioperare per la situazione di Alitalia. E’ il secondo danno che Cub e Cobas fanno su Alitalia. Il diritto di sciopero è una cosa seria e come tale va trattato. Ma bisogna avere obiettivi chiari e rivendicazioni serie. E’ evidente che sui servizi pubblici bisogna mettere mano alla legge sullo sciopero: sigle che rappresentano una piccola minoranza di lavoratori non possono bloccare il paese». In serata, immancabile è arrivata la nota di allineamento della CGIL con la dichiarazione di Susanna Camusso a LA7. La Camusso ha criticato i disagi arrecati all’utenza dalla grande adesione allo sciopero nei trasporti pubblici promosso dalle Organizzazioni Sindacali Autonome e di base, e ha dichiarato di auspicare una legge sulla rappresentanza sindacale che «argini la frammentazione dei sindacati e le iniziative autonome delle minoranze» , mettendo una soglia di sbarramento alla rappresentanza di queste forze che ne limiti la possibilità di indire scioperi ed altre iniziative di lotta.

Non appena i lavoratori hanno alzato la testa è partito l’attacco congiunto del governo e dei mandarini sindacali confederali, tutti uniti in un fronte unico. Quanti invocano leggi più restrittive sul diritto allo sciopero dimenticano – o, data la competenza, fanno finta di dimenticare – che già oggi il settore dei trasporti è sottoposto a rigidissime regole che riducono il diritto di sciopero. Per scioperare è necessario comunicare con larghissimo anticipo, ottenere l’autorizzazione del garante, rispettare particolari fasce orarie di garanzia e determinati servizi che non possono essere soppressi dagli scioperi. L’ulteriore stretta sul diritto di sciopero con la regolamentazione richiesta da Renzi, appoggiata dai confederali e dal garante Santoro Passarelli, sarebbe di fatto la fine del diritto di sciopero.

Altro argomento su cui governo e confederali mentono fingendo di non sapere è quello sulla rappresentatività delle sigle di base. Da anni la crisi del sindacato confederale sta portando migliaia di lavoratori ad abbandonare le sigle storiche, CGIL in primis, per approdare al sindacalismo di base. La scarsa rappresentatività elettorale di queste sigle dipende molto più dalle leggi sulla rappresentanza sindacale che non dal seguito effettivo che queste sigle hanno tra i lavoratori. Non in ultimo, l’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio ha escluso le sigle non firmatarie (es. CUB, SGB che sono state promotrici degli scioperi di ieri) dalla possibilità di correre alle elezioni delle RSU, privandole quindi di un riscontro di rappresentanza per come lo intendono CGIL,CISL nei loro comunicati. Limitazione del diritto di sciopero e limitazione delle possibilità di azione sindacale dei sindacati conflittuali vanno a braccetto, ma quale è il fine?

Che ne dica la Furlan che ha parlato di sciopero incomprensibile i lavoratori di ragioni ne hanno da vendere. Basta vedere la situazione dei lavoratori di Alitalia, la cancellazione – con un emendamento alla manovra – della legge che regolamentava il settore del lavoro degli autoferrotranvieri, regalo del PD alle società che puntano alle privatizzazioni, o il risultato degli appalti e delle esternalizzazioni dei servizi come accade con Roma TPL e decine di altre aziende, false cooperative e società in tutto il Paese. Ma soprattutto la ricerca della contrapposizione tra lavoratori in sciopero e cittadini privati dei servizi, seppure oggi riceva un certo sostegno vista la mancanza di coscienza politica, è una grande bufala. Quanto sono peggiorati i servizi ai cittadini con le privatizzazioni? I lavoratori stanno lottando anche per servizi pubblici di qualità.

Anche se ieri milioni di lavoratori, studenti, pensionati avranno provato disagi per gli scioperi, questi non sono nulla rispetto ai disagi che creano le politiche di privatizzazione. E soprattutto non cadiamo nella trappola della contrapposizione tra lavoratori. Perché se il cittadino utente appoggia la stretta agli scioperi nei trasporti, domani lo stesso cittadino utente, anch’esso lavoratore sarà vittima della stessa stretta, magari nelle scuole, negli uffici pubblici, nelle fabbriche, persino nei musei come già accaduto. E alla fine vinceranno sempre loro.

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