Primarie PSOE, vince Sanchez lo “Tsipras spagnolo”

di Massimo Mauro (Resp. Sezioni estere – Partito Comunista)

Con un colpo di spugna ha spazzato via la zarina andalusa Susana Diaz (che insieme a Zapatero e a Gonzalez lo aveva defenestrato pochi mesi fa) e si è aggiudicato le primarie e il ruolo di segretario del PSOE.

«A vincere è stata la base» ripetono i media spagnoli; fatto sta che Pedro Sànchez detto il Lenin di Madrid – nonché fan di Tsipras, del quale condivide le idee economiche e politiche – incarna (esattamente come il rappresentante di Siryza) la figura del leader scelto dalla borghesia per guidare un partito di maggioranza, in una nazione in rapida ascesa. Ruolo al quale Sànchez non è avvezzo considerando che lui, professore di economia all’Università di Madrid, ha vissuto per anni ai margini del suo partito. Del resto, il fatto che per festeggiare la vittoria abbia scelto l’Internazionale, come colonna sonora che nulla ha da spartire con il PSOE, non ci sorprende.

Piuttosto, noi Comunisti ci siamo posti alcune domande: per quale motivo la borghesia progressista spagnola ha deciso di cambiare rotta e di sacrificare Diaz a favore di Sànchez? E come mai la presidente della regione più socialista di Spagna, ha perso terreno e il suo spin doctor Antonio Carmona (giornalista esperto in economia e con le campagne di Clinton e di Obama al suo attivo) è stato escluso, nonostante fosse stato ingaggiato per combattere Sànchez?

La risposta è molto chiara e sancisce, se mai ce ne fosse bisogno, la cesura del nuovo corso liberista portato avanti da BCE, FMI, MES e UE.

Se all’ultimo congresso di Podemos avesse vinto il numero due Echenique (una sorta di boy-scout radical-chic) il fuoriuscito Sànchez avrebbe probabilmente fondato un nuovo movimento insieme a Unidad Popular, ma la vittoria di Iglesias ha rinviato tutto alle primarie del Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo. Sanchez con il suo crow-founding, reincarnando lo spirito “socialista” del partito è riuscito a guadagnare posizioni, giocando anche sullo sconcerto della base rispetto all’astensione a Las Cortes per favorire l’insediamento del nuovo governo Rajoy. Ancora: la nuova Tangentopoli del PP e i suoi tre principali filoni (Barcellona, Madrid, Valencia), il processo all’Infanta, le Targetas Black di Bankia, hanno messo sotto accusa la vecchia nomenklatura. Per non parlare delle trame di Gonzales e Zapatero con le maggiori multinazionali energetiche spagnole. Tutto ciò ha convinto l’izquierda più conservatrice che, un po’ come fanno gli elettori nostrani del PD, vota PSOE credendolo l’unica forza di contrasto alla destra pseudo franchista.

Alla luce di queste considerazioni, appare evidente che la borghesia spagnola abbia scelto il suo nuovo candidato come prossimo premier. L’iter è sempre lo stesso, da Tsipras passando per Renzi fino a Macron: tutti uguali nel modo di porsi, tutti sponsorizzati dalla stampa che li descrive come il nuovo (social-democratico-liberista europeo) che avanza.

 

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