Taormina, in migliaia contestano il vertice dei G7

Circa 5.000 persone hanno contestato il vertice G7 di Taormina, manifestando nel comune confinante di Giardini Naxos (Me) nonostante il forte allarmismo mediatico creato dalla questura e dai media nei giorni precedenti che ha portato i commerciati a barricare letteralmente i propri esercizi commerciali e la militarizzazione messa in campo con lo schieramento di migliaia di agenti di polizia e limitazioni in aggiunta alla zona rossa che ha interessato l’intero territorio di Taormina. L’obiettivo della criminalizzazione preventiva della mobilitazioni contro il G7 per offuscarne le ragioni non è stato raggiunto come dimostrano le centinaia di abitanti di Giardini Naxos (Me) che hanno accolto con un lungo applauso il corteo che ha percorso il lungomare della cittadina jonica ai bordi della strada e dai balconi di casa esprimendo in più occasioni gesti di consenso alla contestazione e di sostegno alle migliaia di manifestanti giunti da tutta la Sicilia e in parte anche dal resto d’Italia.

Un risultato non scontato, viste anche le difficoltà logistiche, che ha dimostrato la correttezza della scelta di tutte quelle realtà che hanno spinto per rompere questo clima di divieti, paura e repressione che miravano a impedire ogni forma evidente di dissenso nelle vicinanze di uno degli eventi internazionali più importanti che riunisce ogni anno i capi di stato e di governo delle 7 maggiori potenze imperialistiche assieme all’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale per definire e regolare politiche di sfruttamento e guerra a favore del grande capitale contro i lavoratori e i popoli del mondo:

«E’ stata praticata una politica informativa del terrore, ma è proprio quando è più difficile manifestare che bisogna farlo contro l’arroganza di coloro che vogliono governare il mondo facendo in realtà gli interessi delle grandi banche, della finanza, delle multinazionali contro gli interessi dei popoli – ha dichiarato il Segretario Generale del Partito Comunista, Marco Rizzo alla partenza del corteo – rilevando che invece «devono esser i popoli a decidere. E questo deve esser portato avanti con forza con la nostra proposta da comunisti di cambiare il mondo davvero».

Diverse sono state le realtà di movimento e sindacali di base che hanno partecipato al corteo che aperto dallo striscione “In marcia contro i potenti della terra” ha portato in strada un punto di vista alternativo sui vari temi oggetto della discussione nel vertice. La realtà vissuta nel pomeriggio di sabato è pertanto del tutto diversa dalle false quanto gravi affermazioni del capo della polizia Gabrielli il cui operato insieme a quello di Minniti in realtà non ha fatto altro che creare e alimentare tensioni con diverse provocazioni nei confronti di manifestanti e attivisti oltre le enormi vessazioni subite dalla popolazione locale che ha visto il proprio territorio letteralmente invaso e sequestrato da settimane. Il livore dimostrato da Gabrielli nei confronti della manifestazione, cercando di sminuirne la portata e significato politico, non è altro che la reazione ad uno schiaffo ricevuto in primis dalla popolazione locale per continuare nella strategia Minniti di impedire e delegittimare ogni forma di dissenso delle forze di classe.

Ad essersi dimostrato invece un “simulacro” – per riprendere le parole di Gabrielli nei confronti della manifestazione – è stato proprio il Vertice dei maggiordomi del capitalismo che si sono messi in una blindata vetrina per discutere di problemi che hanno la loro origine nell’anacronistico sistema che rappresentano, alla ricerca di accordi per regolare le dispute interimperialiste per la spartizione del mondo tra i rispettivi monopoli nella competizione globale per l’egemonia politica, economica e strategica dove l’unica certezza è la direttrice con cui la classe dominante di ciascun paese capitalista sta affrontando la crisi e la crescente competizione inter-imperialista, cioè approfondendo il processo di concentrazione del capitale e ricercando una maggiore competitività a spese della forza lavoro che si riflette in più sfruttamento, disuguaglianza sociale, devastazione ambientale, guerre imperialiste e saccheggio economico che sono anche causa dell’emigrazione. Un vecchio mondo in putrefazione quello rappresentato dal G7 che come sempre ha cercato di far sfoggio di potenza finendo per mostrare solo arroganza e privilegio lontani dalla vita reale dei lavoratori e del popolo, ma soprattutto di esser sempre più impantanato nelle sue insanabili contraddizioni come dimostra la mancanza di accordo generale nei lavori del vertice.

Nutrita presenza militante e combattiva del Partito Comunista e FGC che hanno organizzato uno spezzone di classe, antimperialista, internazionalista che ha lanciato slogan quali “contro il G7 dei padroni, tutto il potere ai lavoratori” e per l’uscita dall’UE e dalla NATO, aperto dal Segretario Generale Marco Rizzo, dall’eurodeputato del Partito Comunista di Grecia (KKE), Sotiris Zarianopoulos e da Eduardo Corrales della Segreteria Politica del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) che in mattinata sono intervenuti all’evento internazionalista “né terra, né aria, né mare per gli imperialisti” denunciando la natura antipopolare del G7 opposta agli interessi reali dei lavoratori e dei popoli del mondo, per dire nella Sicilia trasformata in una piattaforma strategica delle guerre imperialiste al centro del mediterraneo che i comunisti non accettano che i propri paesi siano utilizzati dagli imperialisti per le loro guerre e piani di spartizione di mercati e risorse, ma soprattutto per tracciare la strada per il rovesciamento del capitalismo e la costruzione di un mondo nuovo basato sugli interessi comuni dei lavoratori di tutto il mondo.

«I dirigenti capitalisti che si stanno riunendo in questi giorni qui stanno pianificando come continuare a spremere i lavoratori e le lavoratrici dei loro paesi e del resto dei paesi» – ha affermato nel suo intervento Eduardo Corrales a nome del PCPE. «I dirigenti imperialisti che si stanno riunendo qui in questi giorni stanno organizzando nuovi attacchi e saccheggi contro popoli fratelli nostro dovere come comunisti e come rivoluzionari è organizzare la lotta contro di essi e dir loro con totale chiarezza che non vogliamo esser complici dei loro piani per massacrarci, che non contino su di noi per puntellare un sistema capitalista moribondo che esige il sangue dei lavoratori per mantenere il profitto dei monopoli!».

Sotiris Zarianopoulos a nome del KKE ha evidenziato come «oggi il capitalismo viene scosso da concorrenze interne, fra USA-Germania, USA-UE ma anche all’interno dell’UE. Si scontrano fra di loro per le loro concorrenze, per i loro interessi ma sono uniti su una base comune e già concordata che prevede ancora più sacrifici per i lavoratori, più guerre e tristezza per i popoli che porteranno più profitti per quelli che rappresentano, per i monopoli e per le borghesie. Uniamoci, uniamo le nostre voci con decisione. Noi comunisti ognuno nel suo paese ma anche insieme, raggruppati nel polo europeo delle forze comuniste, cioè all’Iniziativa Comunista Europea. Daremo tutte le nostre forze per il rafforzamento della lotta operaia e popolare contro la politica che condanna i lavoratori a una incertezza profonda, alla disoccupazione, alla povertà, alle guerre e l’immigrazione. L’esperienza storica ha dimostrato che le conclusioni dei comunisti sono stati confermate. Questo sistema, il capitalismo diventa più aggressivo perché è già marcio. Non può essere corretto, non può diventare umano, non cambia, può solo peggiorare».

Mentre il G7 ha dimostrato l’acuirsi della competizione in un sistema che dimostra sempre più di non esser in grado di garantire un futuro al progresso dell’umanità, un altro importante momento che rafforza la capacità di risposta indipendente di classe a livello internazionale è stato segnato. Nei prossimi giorni pubblicheremo gli interventi del convegno internazionale al quale hanno portato i loro saluti anche rappresentanti siciliani di SGB, CUB, COBAS e Unione Inquilini.

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