Reddito di cittadinanza: la risposta alla crisi che piace tanto ai padroni.

Non mette in discussione i rapporti di produzione capitalistici. Di fronte alle enormi contraddizioni di questo sistema difende la proprietà privata dei mezzi di produzione, limitandosi a redistribuire più equamente la miseria. Il suo sostentamento peserebbe inevitabilmente – stante l’irrealizzabilità di politiche reali di attacco alla speculazione internazionale in questo sistema – sulla fiscalità generale, e quindi prevalentemente sui redditi da lavoro, scaricando il peso della disoccupazione sulla collettività. Il reddito, infine, aiuterebbe il capitale, ossia la causa della disoccupazione, perché si tradurrebbe in un sostegno alla spesa, e quindi al consumo, limitando l’ultima causa di crisi del sistema: la caduta della capacità di consumo di ampie masse di lavoratori espulsi dal processo produttivo.

Come il reddito di cittadinanza, in tutte le sue forme, sia divenuto un tema di sinistra sarebbe un mistero della storia, se non conoscessimo quale influenza le teorie borghesi hanno esercitato nel processo di revisionismo interno alle aree post-comuniste. La principale forza di opposizione del Paese, strizzando l’occhio a quelle aree politiche e sindacali, ha fatto del reddito di cittadinanza una propria proposta politica centrale, ma anche amministrazioni locali del Partito Democratico hanno promosso misure del genere a livello regionale. Per capire di cosa stiamo parlando proviamo ad analizzare alcuni elementi di base.

La disoccupazione nei paesi a capitalismo avanzato, ed in Italia in modo particolare, è dovuta a tre principali fattori strettamente connessi con le leggi capitalistiche e con la risposta del capitale alla crisi: incremento dell’automazione dei processi produttivi, oggi sempre più diffusa anche nei servizi; delocalizzazione in paesi a più basso costo del lavoro; concentrazione e centralizzazione della produzione e della circolazione, con conseguente incapacità di riassorbimento di tutta la forza lavoro impiegata precedentemente (il grande supermercato non impiega lo stesso numero di lavoratori che prima erano impiegati nella miriade di piccoli esercizi commerciali che ha contribuito a far chiudere). Ovviamente esistono altri fattori specifici per i diversi settori: l’indirizzo politico-economico predominante, neoliberista, impone una riduzione dei servizi sociali e della spesa pubblica, con conseguente diminuzione dei lavoratori impiegati. Settori in particolare crisi, come l’edilizia, pagano il risultato di bolle speculative e della stessa riduzione della spesa pubblica.

La proposta del reddito di cittadinanza, come tutte le politiche meramente redistributive, non incide sulle cause della disoccupazione, ma si limita ad arginare alcuni dei suoi effetti. Tutte le cause della disoccupazione sono motivi di critica politica, e di azione per il rovesciamento di questo sistema. Alla loro base c’è il conflitto tra capitale/lavoro, la ricerca da parte del capitale della riduzione del prezzo delle merci e dei servizi come strategia dominante per la conquista di nuovi mercati con conseguente investimento nei paesi con costo più basso della forza lavoro (delocalizzazioni) e utilizzo dell’automazione come elemento di conflitto con i lavoratori ed il costo della forza lavoro. Il tutto produce concentrazione della ricchezza in poche mani, estensione generalizzata della povertà a masse sempre più grandi. Il reddito finisce quindi per diventare solo un sostegno alla spesa, ossia ridurre parzialmente le conseguenze della disoccupazione in termini di capacità di consumo, accettando l’espulsione di lavoratori dal processo produttivo, ma sostenendone il ruolo di consumatori, e dunque acquirenti di merci prodotte da altri.

Sia chiaro, qui non si mette in discussione la necessità di elementi temporanei di sostegno al reddito dei disoccupati, come successivamente a licenziamenti collettivi e crisi aziendali. Ciò che è impossibile pensare è una società in cui il reddito di cittadinanza sia una misura permanente, perché questo risponderebbe solamente alle esigenze capitalistiche di mantenere lo stato di cose presente.

Al contrario la proposta di una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro consentirebbe di diminuire drasticamente la disoccupazione. Si tratterebbe di utilizzare il processo scientifico e tecnologico per liberare i lavoratori al posto di incatenarli con mezzi più potenti. Significherebbe mettere in discussione il sistema di appropriazione privata del frutto del lavoro collettivo, ossia le basi del sistema capitalistico. Questo consentirebbe di rimuovere le cause della disoccupazione e non arginarne solo una parte degli effetti, nella direzione voluta dal capitale. E’ la lotta del nostro tempo, e ogni diversivo, ogni proposta di soluzione che vada nella direzione del mantenimento di questo modello di sistema – come fa il reddito – finisce per alimentare illusioni e ritardarne lo sviluppo.

La seconda grande critica alla proposta del reddito riguarda la sua copertura economica. Se si analizza la proposta dei Cinque Stelle si coglie immediatamente la sua irrealizzabilità. I grillini ripetono sul punto lo stesso errore della sinistra radicale post-comunista. L’idea dell’incremento della tassazione su banche, derivati, finanza, e così via si scontra con la natura oggettiva del sistema capitalistico, nella sua attuale forma globalizzata. Non è vero che la fuga di capitali non esista: casi come Irlanda, Cipro, paradisi fiscali vari, dimostrano al contrario come i flussi di capitale siano governati dalle regole del profitto, e mettano in competizione gli stati a tutto vantaggio del capitale. Lo stesso governo italiano con il provvedimento sul rientro dei capitali lo ha dimostrato, concedendo a milionari di vedere i loro patrimoni tassati di poche decine di migliaia di euro. Al netto di tutto ciò, la proposta grillina prevede anche pesanti tagli alla spesa sociale e pubblica per finanziare il reddito: un paradosso vero.

Non saranno quindi le grandi multinazionali, le grandi società finanziarie a pagare il reddito, ma la fiscalità generale, e quindi in prevalenza le imposte prelevate sul reddito dei lavoratori. Un grande paradosso: le società licenziano e i lavoratori che restano con salari sempre più miseri pagano il costo dei licenziamenti. Il paradiso per i grandi capitalisti. E qualcuno ritiene ancora il reddito una proposta di “sinistra”!

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7 Comments

  1. Se togli i miliardi che il pd smercia in bombe, ce ne escono tre di redditi di cittadinanza..sintesi sbagliata..ecco il rapporto fi produzione…impero,servi, armi

  2. Primo errore nel vostro pezzo: nulla vieta di fare il reddito di cittadinanza e al tempo stessi ridiscutere i rapporti di produzione capitalistica. Secondo errore: non peserebbe sulla fiscalità generale ma anche proprio sull’attacco alla speculazione delle banche. E il bello è che è scritto e certificato dalla ragioneria di stato. Basta che vi infirmiate prima di scrivere falsità. 3) vi contraddite prima scrivendo che l’aiuto al consumo non va bene e poi che vanno bene aiuti a chi perde il lavoro. Una misura permanente non aiuta il capitale ma quelli che restano in condizione di disagio. Se poi per voi è meglio lasciare nel disagio permanente qualcuno solo per evitare che qualche capitalista faccia qualche briciola di utile coi suoi consumi mi fate davvero paura e disgusto 4) il fatto che non combatte le cause della disoccupazione non significa che sia sbagliato o che non si possa contemporaneamente fare politiche di piena occupazione.il reddito non mantiene il sistema. Mantiene la dignità delle persone! Secondo il vostro ragionamento anche la solidarietà e la beneficenza aiutano il capitale. Non ha alcun senso.

    • Rileggiti il pezzo,perche’ sei tu che non hai capito,1°!IL resto dimostra la tua di ignoranza,perche’ se non interviene DIO dove andrebbero a reperire le risorse,se non aumentando il debito italiano,gia’ gravemente compromesso proprio dalle politiche liberiste e di tagli scriteriati e sempre e solo a favore delle multinazionali,sia del farmaco che di tutte le altre attivita’? IL SISTEMA NON SOLO E’ IN CRISI,MA LO E’ IRREVERSIBILMENTE E OGNI RITARDO NEL CAMBIAMENTO DI SISTEMA PRODURRA’ PERICOLI DI GUERRA REALI,SPECULAZIONE DENARO DENARO,CON LA CREAZIONE DI BOLLE SPAVENTOSE GIA’ OGGI EVIDENTI! E NOI FAREMMO ERRORI????MA PER FAVORE,NON VI SEMBRA CHE,SOSTENERE I 5 STELLE,RASSOMIGLI A COLUI CHE,PER FARE DISPETTO ALLA MOGLIE SI TAGLIA I COGLIONI? NON SERVONO PALLIATIVI,COME QUELLI PROPOSTI DAI 5 STELLE,MA UN CAMBIO RADICALE DEL PARADIGMA ATTUALE!!!!!!

    • PERCHE’ SI?PERCHE’ IL M5S E’ NATO PER INGLOBARE LA PROTESTA CHE,INEVITABILMENTE SAREBBE CONFLUITA NELLA VERA SINISTRA E CIOE’ IL PARTITO COMUNISTA E AVREBBE CREATO NON POCHI PROBLEMI AGLI UTILI IDIOTI CHE CI GOVERNANO! QUINDI SI E’ SCELTO DI CREARE UN MOVIMENTO CHE,ASSORBISSE QUESTO FIUME IN PIENA E LO INDIRIZZASSE NELLA DIREZIONE OPPOSTA! HO STIMA DELLA BASE DEL M5S,NON NEI SUOI VERTICI MASSONICI!

  3. INVECE CHE PROPORRE IN OSSEQUIO ALL’ART 33 DELLA COSTITUZIONE, LA NON FINANZIABILITA’ DELLE SCUOLE PRIVATE,PROPONE LA SUA VIOLAZIONE,PROPONENDO IL LORO FINANZIAMENTO!SE FOSSE VERAMENTE DALLA PARTE DEL POPOLO,COME SOSTIENE,DOVREBBE PROPORRE CHE QUEI 223 MILIONI DI EURO ANDASSERO ALLA SCUOLA PUBBLICA E NON A QUELLA PRIVATA,IN VIOLAZIONE DELL’ART.33 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE! SONO STATO ESAUSTIVO?

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