G7 Energia, stop USA su accordo sul clima di Parigi COP21

*di Salvatore Vicario

I ministri dell’energia dei “G7” (USA, Italia, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Canada più la commissione UE) riuniti a Roma (in contemporanea col G7 degli esteri tenuto a Lucca) non sono riusciti a concordare una dichiarazione congiunta sui cambiamenti climatici. Secondo quanto dichiarato dal ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, che ha presieduto il Vertice, «non è stato possibile firmare una dichiarazione congiunta su tutti i punti” dal momento che “l’amministrazione USA si trova in un processo di revisione» della politica energetica in particolare sul tema del cambiamento climatico e dell’accordo di Parigi COP 21. Gli USA, rappresentati dal Segretario di Stato all’Energia Rick Perry, hanno cercato infatti di togliere dalla dichiarazione ogni riferimento a tale accordo riservandosi di comunicare la nuova posizione «entro la fine del mese di maggio» (quando si terrà il G7 dei capi di Stato a Taormina che sarà seguito da quello dei ministri dell’ambiente a giugno) quando definiranno le loro politiche rispetto all’accordo di Parigi sul clima. Il ministro Calenda ha affermato che «l’impegno a implementare l’accordo di Parigi rimane forte e deciso per tutti i Paesi dell’Unione europea, si è trattato di un dibattito molto costruttivo con gli Usa: non c’è stata alcuna frizione» concludendo che “rispettiamo il fatto che gli Stati Uniti stanno rianalizzando la propria posizione».

Tre dei Paesi del G7 (Canada, Regno Unito, Francia) hanno già annunciato le date in cui abbandoneranno completamente il carbone, la più importante fonte di emissioni di CO2. Mentre la nuova politica intrapresa dall’amministrazione Trump, a nome degli interessi di settori del capitale statunitense, con un ordine esecutivo in favore delle fonti fossili sta ribaltando quella del governo precedente.

Altri temi trattati secondo quanto dichiarato da Calenda, sui quali si è trovata concordanza di interessi, sono invece stati «gli sforzi congiunti per garantire la sicurezza energetica all’Ucraina, il ruolo futuro del gas, compresa l’importanza del Gnl e l’interconnessione da diverse fonti, la cybersecurity nel settore energetico». Infine, Calenda ha ribadito l’importanza del progetto dell’EastMed pipeline che collegherà le riserve gas da Israele alla Grecia, via Cipro e Creta «per approvvigionare di gas l’Europa e incrementare la diversificazione delle fonti e delle rotte» nell’ambito della competizione e disputa interimperialista con, in particolare, i monopoli russi.

Dal vertice EuroMed di Madrid tra i capi di governi dei paesi del Sud Europa (Spagna, Italia, Grecia, Francia, Portogallo, Cipro, Malta) che formano uno dei 4 gruppi (gli altri sono: il Gruppo di Visegrád, composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia; quello dei paesi baltici; quello dei paesi intorno al nocciolo duro della Germania) che si sono formati all’interno dell’UE, hanno espresso parole più nette invece Paolo Gentiloni e Hollande. L’Italia, da presidente di turno del G7, ha ribadito che «l’Europa rispetta le opinioni di tutti ma non accetta passi indietro sulle scelte strategiche che abbiamo compiuto sui cambiamenti climatici, a cominciare dalla COP21 di Parigi» raccogliendo così l’obiezione dell’UE e degli altri membri del G7 che hanno respinto la posizione statunitense senza quindi giungere ad una dichiarazione finale congiunta. «L’accordo di Parigi sul clima è irreversibile, ci sono ancora delle reticenze, come abbiamo visto oggi dai lavori del G7 a Roma», ha commentato invece il presidente francese François Hollande, aggiungendo che «l’Europa deve far sentire la sua voce». Piena concordanza invece è stata trovata nel sostegno dell’attacco USA contro la Siria ritenuta da tutti i leader riuniti nell’EuroMed come «comprensibile».

Tutto ciò conferma come i vari Vertici del gruppo dei 7 di quest’anno, presieduti dall’Italia, assumono una rilevanza ancora maggiore rispetto ai più recenti in quanto si svolgono in un momento di instabilità crescente, di nuovi rapporti di forza internazionale e governance che nelle varie forme hanno sempre un carattere reazionario, antipopolare e antioperaio con sullo sfondo l’esacerbarsi delle contraddizioni interimperialiste per l’egemonia economica, politica e strategica, nella competizione tra monopoli capitalistici per la spartizione del mondo sulla base della forza, il controllo dei mercati, delle risorse e vie di comunicazione ecc… Tutti gli accordi, come la stessa COP21, che possono esser temporaneamente raggiunti rientreranno sempre su queste logiche e al contempo le principali potenze non applicheranno nessun tipo di accordo, anche se formalmente firmato, che fa retrocedere i propri monopoli nella suicida competizione che conduce il pianeta al disastro.

Questo si riflette anche, per l’appunto, sulla questione dei cambiamenti climatici e questi eventi non fanno che confermare la puntuale posizione espressa dalla Iniziativa Comunista Europa sulla firma dell’accordo di Parigi, COP21, che, al contrario dell’entusiasmo con quale venne accolto dalle forze politiche borghesi e opportuniste, affermava come esso affrontava la questione della «gestione dei grandi problemi ambientali dal punto di vista degli interessi del capitale monopolistico».

Nel dettaglio si faceva proprio riferimento a come «una selvaggia competizione sta avendo luogo in questo terreno per il controllo dei mercati, la definizione degli obiettivi e la supervisione dei meccanismi e la distribuzione dei fondi economici dedicati ad affrontare il cambiamento climatico» […] «nel quadro delle contraddizioni inter-imperialiste con l’unico proposito di fornire maggiore slancio alla reddittività dei gruppi imprenditoriali. L’obiettivo dell’UE e dei governi è puntare ad una tecnologia “verde” che sarà un’arma in mano ai monopoli europei nel contesto della competizione internazionale». 

La posizione degli USA nel G7 dell’Energia conferma l’ipocrisia che regna nel capitalismo dove si utilizzano le giuste sensibilità e preoccupazioni dei popoli per l’ambiente nella direzione degli interessi dei monopoli che causano la devastazione ambientale e che sono al contempo gli stessi che finanziano i vari Vertici e dettano le posizioni dei rispettivi maggiordomi politici. Non devono ingannare e illudere le posizioni del governo italiano e dell’UE in difesa della COP21 rispetto agli USA, in quanto, in entrambi i casi non hanno alcuna relazione con gli interessi dei popoli ma si dirigono esclusivamente al rafforzamento dei rispettivi gruppi monopolistici, i cui interessi saranno continuamente oggetto di regolazione in base ai rapporti di forza, mentre fanno regredire i diritti e condizioni di vita e distruggono massicciamente l’ambiente.

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