Alitalia, ancora scioperi. Rizzo: «L’unica soluzione è la nazionalizzazione»

Un'immagine dello sciopero di ieri © Pagina FB Cellula Aeroportuale Gagarin (PC)

Nella giornata del 20 marzo, i lavoratori del comparto aereo, aereoportuale e indotto hanno nuovamente scioperato contro  il piano annunciato da Alitalia che prevede la riduzione del personale del 20% e il taglio dei salari di quasi il 30% scaricando sulla forza lavoro la ristrutturazione aziendale per ripristinare la propria reddittività di fronte alla forte competizione all’interno dei monopoli del settore. La giornata di sciopero nazionale è stata indetta dalla CUB con la partecipazione di circa 500 lavoratori al presidio davanti al terminal 1 dello scalo di Fiumicino con seguente corteo nell’area esterna del terminal.

Mercoledì scorso l’ex Compagnia di Bandiera italiana ha annunciato un nuovo piano strategico per evitare l’ennesimo fallimento che prevede la riduzione dei costi per un miliardo di euro (essenzialmente concentrati sulla forza lavoro) e un aumento del 30% del fatturato entro il 2019 con offerte più competitive e un ridimensionamento al livello di una low-cost.

La Cub Trasporti rigetta totalmente questo piano industriale che conferma quasi 2.500 esuberi tra terra e volo, esternalizzazioni a terra, tagli salariali per tutti (fino al 32% gli assistenti di volo, 28% per i capitani sui voli di medio raggio e 22% a lungo raggio), peggioramenti normativi, centinaia di precari lasciati scadere. Lo sciopero, che ha provocato la cancellazione preventiva del 40% dei voli programmati di Alitalia, sia nazionali che internazionali, si rivolge unitariamente a tutti i lavoratori delle categorie di Alitalia (Piloti, AA/VV e personale di terra) e ai lavoratori di tutte le aziende presenti negli aeroporti estendendosi contro i licenziamenti, la precarietà, i tagli salariali e normativi, l’aumento indiscriminato dei carichi di lavoro, il peggioramento della tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro che colpiscono tutto il settore. Ieri è stato il turno dei dipendenti Alitalia, evidenzia il sindacato, ieri di quelli di Groundcare, Argol, Meridiana, AMS, Ecotech, GH, SEA, pulizie, esercizi commerciali e altri.

Circa 22.000 licenziamenti nel comparto aereo-aeroportuale in meno di 10 anni di cui oltre 12.000 nella sola Alitalia questo nonostante il settore sia in costante e continua crescita sono l’elemento più evidente del fallimento delle politiche di privatizzazione. «L’unica soluzione è la nazionalizzazione», commenta Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista. Già nelle scorse settimane, infatti, Rizzo ha avuto modo di dichiarare come l’unica soluzione fosse quella relativa alla nazionalizzazione dell’azienda, dato che anche la Costituzione lo prevede: «la nostra Costituzione, all’articolo 42 prevede, testualmente, “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”. Dunque i comunisti chiedono l’esproprio e la nazionalizzazione dell’azienda: i lavoratori possono gestire l’aeroporto molto meglio di come è stato fatto dai padroni fino ad ora».


(Video relativo agli scioperi di febbraio)

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