Il TKP torna sulla scena politica in Turchia sotto il mirino della repressione

In contemporanea con il 2° Congresso del Partito Comunista in Italia, i nostri fratelli del KP (Partito Comunista, Turchia) hanno ottenuto il ripristino del nome di Partito Comunista di Turchia (TKP) dichiarando il suo ritorno sulla scena politica con una partecipatissima assemblea a Istanbul, dove si sono riuniti migliaia di comunisti provenienti da tutto il paese, insieme a ospiti e rappresentanti dei partiti fratelli, secondo quanto riportato dal quotidiano Sol, nella versione internazionale.

Il TKP aveva sospeso le sue attività politiche dopo la crisi del 2014, nel quale si formò, a seguito della divisione, il KP che ha condotto la battaglia per il nome e l’eredità della continuazione storica del TKP. Una battaglia vinta a seguito dell’appello della commissione competente per la continuità del TKP e la decisione dell’assemblea di affidarla al Comitato Centrale del KP.

La storica assemblea ha avuto inizio con gli interventi di alcuni dei sette membri della commissione del TKP ad aver fatto appello per il ripristino. In seguito hanno preso parola i rappresentanti dei partiti fratelli, tra cui Giorgos Marinos, membro dell’Uff. Politico del CC del Partito Comunista di Grecia (KKE) che ha dichiarato, tra le altre cose: «Nell’aprile del 2016, mentre vi salutavamo, avevamo dichiarato che il vostro Partito avrebbe dovuto prendere il nome che merita ed era il momento di lottare come Partito Comunista di Turchia, come TKP, tra il proprio popolo, e all’interno del Movimento Comunista Internazionale. Salutiamo questa decisione dei comunisti di Turchia e ci congratuliamo con voi».

Marinos, sottolineando la forte relazione tra il TKP e il KKE che dura da diversi anni, ha anche affermato che «il rapporto tra il TKP e il KKE è un esempio di una relazione internazionalista costruita in condizione molte complicate. Questa relazione è guidata dagli interessi di classe, l’unione delle classi lavoratrici dei due paesi, la lotta per rovesciare il capitalismo e costruire il socialismo-comunismo. La stessa cosa vale per le nostre organizzazioni giovanili, KG (Gioventù Comunista) e KNE (Gioventù Comunista di Grecia)».

Dopo il discorso di Marinos, ha preso la parola Alberto Gonzalez Casals a nome del Partito Comunista di Cuba (PCC). Casals ha menzionato l’importanza del ritorno del TKP sulla scena politica. Oltre i discorsi del KKE e del PCC, altri 34 partiti comunisti e operai da tutte le parti del mondo hanno inviato messaggi di supporto che sono stati presentati all’assemblea. Dall’Italia, un saluto alla grande assemblea dei comunisti turchi è stato inviato dal Partito Comunista: «Dall’Italia ci stringiamo ai nostri compagni turchi da sempre in prima linea nelle lotte sociali del paese, anche in un momento così complesso come quello che attraversa oggi la Turchia. Viva il TKP! Viva l’internazionalismo proletario!». L’assemblea ha quindi nominato il CC del KP come CC del TKP fino al Congresso del TKP che si terrà quest’anno, con Kemal Okuyan che è stato nominato primo segretario del CC del TKP. Okuyan nel suo intervento ha sottolineato l’inconciliabilità tra interessi della classe operaia e la borghesia, aggiungendo che un partito comunista «è il partito che si concentra nel rovesciare le regole del capitalismo; la donna saggia, l’avanguardia, il facilitatore di questo processo». Rilevando le esperienze delle rivoluzioni sovietica e cubana, che hanno avuto inizio con la guida dei partiti e movimenti con un numero limitato di persone rovesciando infine il dominio capitalista, al contrario del partito socialdemocratico tedesco all’inizio del 20° secolo, che raggiunse un’alta percentuale di voti ma senza mai esser una minaccia per il sistema capitalista, Kemal Okuyan ha sottolineato l’importanza di lottare con l’obiettivo di rovesciare il capitalismo.

La campagna contro Erdoğan per il No al referendum costituzionale

Nella giornata di martedì 24 gennaio 2017, ventidue militanti del TKP sono stati fermati dalla polizia in due città del Paese mentre distribuivano volantini dal titolo ‘Basta’ (‘Yeter’) riguardanti la campagna referendaria imminente, in opposizione a tale imposizione voluta dal partito di Governo, l’AKP (Partito di Governo e Sviluppo). I ventidue sono stati «presi in custodia» nella capitale Ankara e a Çanakkale (città sullo stretto di Dardanelli, nella regione di Marmara) con l’accusa di «diffamazione nei confronti del Presidente Erdogan». I compagni del TKP sono stati rilasciati il giorno dopo.

 «Il referendum sulla riforma costituzionale votata la settimana scorsa dal governo turco si terrà nella prima metà di aprile», ad annunciarlo è stato il primo ministro Binali Yildirim, citato in una nota diramata dall’agenzia Anadolu.
La stretta da parte di Erdoğan sul già traballante sistema democratico turco, in sostanza, prosegue senza sosta, come incessante è anche la campagna del Partito Comunista turco. Immediatamente, dopo il suo ritorno sulla scena politica, il TKP sostiene una chiara posizione contro il sistema presidenziale sostenuto dall’AKP prima citato. Le posizioni dei comunisti turchi, divulgate nella campagna ‘Basta!’, sono state diffuse in tutto il Paese: le politiche dell’AKP vengono analizzate e criticate una per una e sono stati esposti anche i loro effetti letali sulla società turca. «L’AKP», viene ricordato dal TKP, «ha come unico interesse la tutela del Capitale nazionale e internazionale a discapito della classe lavoratrice: le morti sul lavoro, infatti, sono aumentate considerevolmente sotto il dominio dell’AKP. Sotto i vari governi AKP», oltretutto, «si sono create le condizioni peggiori per la popolazione e per le donne in particolare: abusi sessuali, stupri e uccisioni sono aumentate a dismisura». 

«Sulla guerra in Siria, e sul disastro provocato, il Governo ci restituisce il tutto con le bombe», si legge ancora nel volantino del Partito. In relazione alla questione Gülenista, il TKP dichiara: «è l’AKP che ha collaborato con Gülen sotto la supervisione imperialistica degli USA, fin dai primi anni del suo dominio, spazzando via tutti i suoi avversari, dopodiché è stata fatta fuori anche la sua setta. L’AKP, infatti, governa ancora lo Stato, sostiene altre sette religiose e cerca di collaborare con altre forze dell’imperialismo mondiale».

Il No al referendum

Il TKP sostiene il ‘No’ al referendum per diversi motivi. Il primo dei quali è quello per cui il sistema presidenziale legalizzerebbe la dittatura in Turchia, a massimo detrimenti dei ceti popolari e dei lavoratori. In secondo luogo, il TKP ricorda che la domanda crescente della cosiddetta ‘stabilità’ ha portato il Paese nel caos, sia in termini politici che in termini economici. La chiamata del TKP, tuttavia, non si limita al referendum: «indipendentemente dal risultato della consultazione elettorale, si deve lottare contro questo sistema integralista e fondamentalista organizzato ‘a bande’ attraverso una lotta organizzata ed efficace».

Critica nei confronti dei partiti di ‘opposizione’

Il TKP condanna la posizione del partito fascista MHP e del socialdemocratico CHP (Partito Popolare Repubblicano): «il MHP ha – infatti – sempre sostenuto il governo dell’AKP, dato che le due organizzazioni condividono gli stessi principi in termini di fedeltà all’imperialismo e ai capitalisti. Il CHP, invece, ha sostenuto il Governo dell’AKP in momenti molto critici ma in un recente passato: non reagì seriamente contro le politiche fondamentaliste del Partito di Governo e ha sostenuto la linea di Erdoğan sulla Siria, approvando l’azione militare e non ponendosi contro le politiche anti operaie».
Infine, sulla questione curda il TKP rileva «come l’AKP abbia cercato di risolverla sulla base dei piani degli USA nella regione assieme ai nazionalisti borghesi curdi, con il risultato che il clima di terrore provoca adesso solo ostilità».

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