Intervento del PC all’incontro dei partiti comunisti a Bruxelles

Cari compagni,

permettetemi, a nome del Partito Comunista (Italia) di salutare i partecipanti all’incontro annuale dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa e di ringraziare gli organizzatori di questo importante evento, il Partito Comunista di Grecia, KKE.

Quest’anno i Comunisti di tutto il mondo festeggiano il 100° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre.

L’Ottobre Rosso aprì la strada alla piena e autentica liberazione dell’umanità dallo sfruttamento. Ogni rivoluzione rappresenta la soluzione politica della contraddizione tra il grado di sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione che ne impediscono l’ulteriore sviluppo e perciò costituisce un fattore di avanzamento progressista, ma tutte le precedenti rivoluzioni si caratterizzavano per avere sostituito una forma di proprietà privata con un’altra, una classe di proprietari con un’altra classe di proprietari. La Rivoluzione d’Ottobre fu attuata dal proletariato, unica classe che non ha alcun rapporto con la proprietà privata e che, pertanto, non sostituisce una forma di proprietà privata con un’altra, ma abolisce qualsiasi proprietà privata e, con l’espropriazione dei mezzi di produzione, la trasforma in proprietà sociale, destinando le risorse così liberate non all’arricchimento di un pugno di capitalisti, ma al soddisfacimento dei bisogni materiali e spirituali di tutta la società e al suo sviluppo multilaterale. In ciò è racchiuso il primo tratto distintivo della Rivoluzione d’Ottobre da tutte le precedenti, il suo carattere liberatorio universale. Il secondo tratto distintivo riguarda il potere statuale. Gli stati nati dalle precedenti rivoluzioni erano organizzazioni del dominio di classe, politico-giuridico, di una minoranza di sfruttatori sul resto della società. Il potere sovietico, come incarnazione concreta della dittatura del proletariato, per la prima volta nella storia rappresenta l’espressione del dominio della maggioranza di sfruttati sulla minoranza di sfruttatori, dimostrando con questo l’essenza autenticamente democratica della dittatura proletaria. Abolendo la proprietà privata dei mezzi di produzione, il potere sovietico diede inizio al processo di superamento della divisione in classi della società e di estinzione dello stato stesso in direzione dell’autogoverno dei produttori. Il terzo tratto distintivo della Rivoluzione d’Ottobre rispetto alle precedenti sta nella soluzione della questione nazionale, con la costituzione di uno stato multinazionale, basato non sull’antagonismo tra popoli, ma sulla solidarietà internazionalista, in cui differenti nazionalità potevano convivere in pace e con uguali diritti.

Possiamo sentire il significato della Rivoluzione d’Ottobre particolarmente oggi, quando è venuto a mancare il suo principale prodotto, il primo stato operaio al mondo: l’Unione Sovietica. Dopo la vittoria temporanea della controrivoluzione in URSS, la situazione della classe operaia, dei lavoratori, dei popoli è radicalmente peggiorata in tutto il mondo. In luogo dell’antagonismo sistemico tra socialismo e capitalismo, con il quale era stato possibile conservare la pace e favorire l’autodeterminazione dei popoli, abbiamo oggi una generalizzata concorrenza interimperialistica, chiamata globalizzazione, nella quale le potenze imperialiste si scontrano tra loro attraverso decine di tragici conflitti armati regionali, che peggiorano lo stato di miseria di grandi masse di popolo in quelle zone, costringendo centinaia di migliaia di disperati a lasciare le proprie case, la propria patria e ad emigrare per cercare salvezza dalla povertà, dalle malattie e dalla guerra.

Povertà e diseguaglianze crescono in tutto il mondo capitalistico, più o meno sviluppato. La dimensione di questo fenomeno e il livello di concentrazione della ricchezza mondiale sono drammaticamente descritte nel rapporto del Forum Internazionale Oxfam del 2016 “Economia per l’1%”.

Dal 2010 la ricchezza della metà più povera del mondo è diminuita di 1 trilione di dollari, cioè del 38%, nonostante un aumento della popolazione mondiale di 400 milioni di unità, mentre 62 persone tra le più ricche hanno corrispondentemente aumentato la propria ricchezza di 1 trilione di dollari (+45%). Queste stesse 62 persone nel 2015 avevano una ricchezza pari a quella di 3,6 miliardi di esseri umani. L’1% più ricco della popolazione mondiale ha una ricchezza superiore a quella di tutto il resto dell’umanità nel suo complesso. Ecco la libertà istericamente propagandata dai controrivoluzionari! Tutto ciò ha un nome: capitalismo nella fase monopolista, nella fase imperialista, nella quale la rapace rapina dei popoli e lo scontro per il dominio e la redistribuzione dei mercati e delle risorse mondiali non sono un’eccezione, ma la norma. Basta riportare questi spaventosi dati per capire quanto sia attuale la questione della rivoluzione socialista.

Purtroppo, nel movimento comunista internazionale vi sono state e vi sono varie forme di deviazionismo e opportunismo. Dopo l’esiziale esperienza ”eurocomunista, in alcuni partiti comunisti, aderenti al Partito della Sinistra Europea, si registrano posizioni opportunistiche di tipo apertamente socialdemocratico, che nei fatti rinnegano l’insegnamento e l’esperienza della Rivoluzione Socialista d’Ottobre: il rifiuto della dittatura del proletariato, la limitazione dell’attività politica alla sola tattica parlamentare e ai metodi legali di lotta, l’idea sbagliata che sia possibile “conquistare” lo stato borghese per via elettorale anziché abbatterlo, la teoria delle “tappe graduali”o della presunta necessità che il proletariato debba attendere il compimento della rivoluzione “nazionale” prima di porre la questione della presa del potere nelle proprie mani, sono solo alcune delle posizioni deviazioniste, che i partiti marxisti-leninisti debbono combattere con tutte le loro forze. Non meno pericolosa è la teoria, avanzata anche da alcuni partiti comunisti al potere, del “socialismo di mercato”, della possibilità di preservare nel socialismo la proprietà privata e i rapporti mercantili. E’ antiscientifico citare la NEP a sostegno di queste tesi. Lenin e i bolscevichi consideravano la NEP un passo indietro, un arretramento tattico temporaneo, mentre i moderni deviazionisti attribuiscono alla restaurazione della proprietà privata un valore strategico definitivo. Tutte queste teorie revisioniste allontanano i partiti comunisti dalla giusta via al socialismo, aperta dalla Rivoluzione d’Ottobre e ne negano la sostanza. Senza la dittatura proletaria, che socializza la proprietà privata e dirige l’economia con la pianificazione centralizzata per il soddisfacimento dei bisogni delle masse popolari e sotto il controllo delle masse stesse, non è possibile parlare di socialismo.

Il processo di concentrazione del capitale, la concorrenza globale e la corrispondente, furiosa ricerca di competitività hanno drammaticamente peggiorato le condizioni di vita del proletariato anche nei paesi imperialisti più sviluppati. Al tempo stesso, questi processi pongono una pietra tombale sulla tradizionale utopia socialdemocratica del “capitalismo dal volto umano”. La cronaca dei nostri giorni dimostra, al contrario, che la socialdemocrazia si identifica sempre di più con il capitalismo, trasformandosi da tendenza collaborazionista filo-borghese in seno al movimento operaio in una rappresentanza politica diretta del grande capitale, al di fuori e contro il movimento operaio. Il capitalismo non è malato, il capitalismo è la malattia. Esso non si può alleviare, abbellire, migliorare; si può e si deve soltanto abbatterlo.

Di fronte ai Comunisti si pone oggi la questione di rafforzare la lotta di classe contro il capitale monopolistico e i suoi conglomerati, prima di tutto contro l’UE, per uscire da essa e dagli altri istituti imperialisti, come la NATO. Dall’UE bisogna uscire non da destra, come la Gran Bretagna, ma da sinistra, in modo che l’uscita dal blocco imperialista europeo si accompagni ad un radicale cambiamento del modo di produzione e della classe dominante al potere. Ciò richiede un maggiore coordinamento delle posizioni e dell’azione dei partiti comunisti europei. Noi valutiamo positivamente il lavoro dell’Iniziativa Comunista Europea, alla quale attivamente e orgogliosamente aderisce il nostro partito e esortiamo gli altri partiti fratelli che sono su posizioni rivoluzionarie ad aderirvi e a sostenerne l’azione. Rafforzando l’unità e la compattezza del movimento comunista su principi autenticamente marxisti-leninisti e l’internazionalismo proletario, potremo degnamente e vittoriosamente avanzare sulla via, tracciata dall’Ottobre Rosso, verso il socialismo-comunismo.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!

Viva la rivoluzione socialista!

* intervento di Guido Ricci a nome del Partito Comunista all’incontro dei partiti comunisti a Bruxelles

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