Nola: la colpa è dei tagli non dei medici.

Succede anche questo nella sanità italiana. A Nola i medici dell’ospedale sono stati costretti a curare i pazienti del pronto soccorso al completo di posti letto, accogliendoli alla meglio su coperte e materassi poggiati direttamente sul pavimento. Nelle ore seguenti le foto hanno fatto il giro del web e sono state riprese dai principali giornali e telegiornali.

Ma al posto di suscitare indignazione per lo stato della sanità italiana, colpita da anni di tagli, è partito il teatrino politico. Il ministro Lorenzin ha inviato gli ispettori. Il governatore campano De Luca ha chiesto la sospensione dei direttori dell’ospedale e del pronto soccorso invocando anche misure più drastiche. In poche parole la colpa è diventata dei medici.

L’ospedale di Nola è un piccolo presidio sanitario con 107 posti letto, che copre una zona a grande densità abitativa. È l’unico ospedale rimasto a seguito di diverse chiusure operate negli anni per il rientro sul debito della sanità campana e nella riorganizzazione della rete sanitaria nazionale.

Secondo il direttore dell’ospedale a causa del maltempo, dell’influenza e dell’allarme sulla meningite per i casi registrati in questi giorni in diverse regioni, l’ospedale e’ stato letteralmente sommerso di pazienti dopo capodanno, con un’affluenza superiore alla media. I medici si sono così trovati di fronte all’alternativa tra mandare a casa i pazienti oppure curarli anche nelle condizioni più precarie. Tanto per capirci un paziente è stato salvato dopo essere stato ricoverato con un infarto in corso.

«Non ho una specifica conoscenza dell’ospedale di Nola, ma dal punto di vista morale la scelta di curare su materassi in terra piuttosto che non curare è per me ineccepibile e di alto valore etico. Lo schifo è che si mandano i carabinieri e gli ispettori piuttosto che gli aiuti necessari». Questo il commento di un medico campano intervistato sul caso. Un problema strutturale inoltre per la sanità campana la concentrazione di tutti i presidi sanitari a Napoli e la quasi totale desertificazione della provincia (che conta oltre due milioni di abitanti).

Negli anni di Caldoro la sanità campana ha visto tagli di 500 milioni all’anno per il piano di rientro dei debiti. Non va meglio a livello nazionale. Nel 2015/2016 mancano all’appello 6,8, miliardi per la sanità grazie alla manovra finanziaria, che si sommano ai 25 miliardi di tagli degli anni precedenti. Tagli che riguardano non solo le risorse ma anche il personale. La giunta De Luca ha confermato questa tendenza. Si può addossare in un quadro del genere la responsabilità a chi, anche nelle peggiori condizioni ha garantito il diritto alla salute? O forse le responsabilità sono delle scelte politiche e dei tagli che flagellano i diritti sociali?

In Campania si sconta una carenza di organico da oltre quindici anni, come in molte regioni italiane. Per colmare gli organici servirebbero almeno 5 mila operatori e medici sanitari. Ma la Campania ha deciso di puntare sul ricorso a lavoratori dalle agenzie interinali, cooperative, stipulando contratti a progetto o incrementando gli straordinari. Mancata assunzione di personale e pensionamento dei vecchi assunti, riduce drasticamente i servizi. Così si tagliano posti letto, camere operatorie, si chiudono ospedali e mancano anche i beni essenziali, come letti e barelle.

A complicare la situazione ovviamente l’elevato tasso di corruzione, la mancata vigilanza dei sindacati confederali più inclini ad accordi che a vere lotte. Molti operatori con qualifiche tipo “infermiere professionale” o “tecnico” si finiscono imboscati nei tanti uffici sul territorio con il loro beneplacito.

Casi come quello di Nola dimostrano cosa significano i tagli nelle manovre economiche. Dietro i numeri imposti da Bruxelles e dalle logiche del profitto privato, che avanza anche nella sanità, ci sono persone e i loro diritti. Accusare i medici è facile, e serve a coprire le responsabilità della politica e di un sistema di potere radicato che fa gli interessi dei privati e cancella i nostri diritti. C’è una sola lezione da trarre dal caso di Nola. Un medico che cura un paziente in condizioni precarie andrebbe premiato. La classe politica che fa gli interessi dei privati nella sanità e che è asservita alla finanza, andrebbe cacciata a pedate.

 

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