Il MUOS è pronto. USA “ringraziano” il governo italiano.

*di Salvatore Vicario

In una conferenza stampa tenuta lo scorso 2 novembre presso il Centro di Studi Strategici e Internazionali co-ospitato dal US Naval Institute, l’ammiraglio Christian Becker, responsabile del Comando e Controllo delle Comunicazioni e dell’Intelligence del Pentagono, ha annunciato che anche la «stazione di terra di Niscemi è operativa». La rete del sistema di comunicazioni satellitari di nuova generazione dell’esercito imperialista statunitense, costata complessivamente 8 miliardi di euro, come affermato dallo stesso ammiraglio Becker, è stata così completata dopo aver superato i problemi tecnici ma soprattutto quelli causati dalla lotta che il Movimento No MUOS ha sviluppato in questi anni. Riferendosi a questi l’ammiraglio americano ha affermato che «abbiamo superato alcune sfide in collaborazione con il governo locale» concludendo che grazie al suo «interessamento adesso abbiamo ricevuto l’autorizzazione ad attivare la stazione di terra». L’ammiraglio statunitense si riferisce palesemente alla sentenza dello scorso agosto della V sez. del Tribunale del Riesame di Catania che ne ha ordinato il dissequestro. Parole che non fanno altro che confermare ciò che la il Partito Comunista – con la sua struttura siciliana – aveva denunciato all’epoca sulla natura politica della sentenza che non ha alcun fondamento nel diritto ma solo negli «interessi della classe dominante e dei suoi apparati politici e militari italiano e statunitense» aggiungendo che la «legalità dello Stato borghese risponde alla volontà politica della borghesia italiana vincolata a quella americana dall’alleanza militare della NATO per perseguire i propri interessi che sono al di sopra di ogni cosa e a cui sono asserviti tutti gli organismi e istituzioni statali».

Il direttore di “USNI News”, la testata online del U.S. Naval Institute che ha reso nota la notizia, rilanciata entusiasticamente in Italia dal quotidiano della borghesia liberale di destra “Il Giornale”, ha commentato che «nel mese di agosto un tribunale italiano ha tolto il sequestro che ha lasciato la stazione spenta e, a sua volta, ha lasciato gran parte d’Europa e l’Africa fuori copertura MUOS» sottolineando così l’importanza strategica del sito di Niscemi le cui parabole erano state issate a gennaio del 2014. Nell’ultimo periodo non si avevano più notizie certe sul suo avanzamento operativo di cui informa maggiormente Steve Davis, portavoce dello Space and Naval Warfare Systems Command, spiegando che «l’installazione e collaudo di un sistema permanente di monitoraggio a radiofrequenza è stata completata nel mese di settembre 2016 con l’assistenza di rappresentanti del governo italiano, autorizzando il sito a operare» aggiungendo che «l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma sta elaborando una formale lettera per il nulla osta alla piena operatività. Le operazioni MUOS a Niscemi sono autorizzate attualmente solo per test, esercitazioni e addestramento» come stabilito dal Comando Strategico degli Stati Uniti (STRATCOM). In realtà sarebbero ancora in corso dei procedimenti penali che potrebbero concludersi diversamente da oggi, ossia con il rinnovo del sequestro e la demolizione definitiva dell’opera abusiva. Ma questo sembra non interessare agli apparati militari americani che appaiono sicuri di “aver risolto definitivamente” la questione grazie all’impegno del governo italiano e con queste affermazioni intendono esercitare ulteriore pressione oltre che scoraggiare la lotta della popolazione locale.

La percezione di un avanzamento nella messa in funzione del sistema c’era ormai da tempo (in diverse occasioni durante il periodo di sequestro era inoltre risultato accesso e le parabole in movimento) e lo testimoniano la militarizzazione imponente della base che occupa la Riserva Naturale “Sughereta” di Niscemi in occasione dell’ultima manifestazione del Movimento No Muos dello scorso 2 ottobre così come la crescente operatività negli ultimi mesi della macchina repressiva della Procura di Gela che si è scagliata contro il Movimento colpendone duramente gli attivisti e i militanti delle strutture politiche, sindacali e sociali impegnati in questa fondamentale lotta per lo smantellamento del MUOS e la chiusura della base americana. Nell’insieme con la sentenza di dissequestro dell’impianto – avvenuta subito dopo l’incontro del Ministro Pinotti con rappresentanti istituzionali dell’imperialismo USA – rappresentavano tutti elementi di un offensiva politica in atto mirata all’accelerazione della sua messa in funzione di cui adesso arriva la conferma ufficiale direttamente dagli apparati militari statunitensi che rilevano in particolare il ruolo decisivo svolto dal Governo italiano che ha evidentemente esercitato la sua forte pressione politica condizionante sugli apparati giudiziari, dimostrando ancora una volta la collusione dell’imperialismo italiano con quello americano, legati dall’alleanza interstatale militare della NATO, coinvolgendo sempre di più il popolo italiano nelle guerre e interventi imperialisti in Africa e Medio Oriente a beneficio dei profitti dei capitalisti. Ma la battaglia non è di certo finita come afferma l’attivista Fabio D’Alessandro del comitato di Niscemi, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano online MeridioNews: «in ogni caso noi non molleremo fino a quando l’impianto non sarà smantellato. Possono pure accenderlo, tanto prima o poi lo spegneremo».

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1 Comment

  1. ovviamente quanto sopra esposto conferma il dominio degli usa nei confronti dell’italia,anche al di fuori dei trattati NATO,la violazione della costituzione Italiana art 11 l’Italia ripudia la guerra,(per modo di dire)visto che non facciamo altro che alimentare le guerre con le forniture di armi e con il muos,ma tutto questo non importa,gli interessi bellici sono al di sopra delle vite umane.I governi che che si pongono al di fuori della costituzione italiana non si possono chiamare governi democratici,tutto questo sta esponendo l’Italia e la Sicilia in particolare a grandi rischi,ma questo al governo servo degli USA evidentemente non interessa.

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