Spagna: i socialisti aprono al governo conservatore.

di Massimo Mauro

Gli 85 deputati socialisti, nel Congresso di Madrid, si asterranno al secondo turno delle votazioni di fiducia al nuovo governo esecutivo. L’ha deciso il consiglio federale del Psoe, che sostiene il nuovo governo di Mariano Rajoy per favorire l’uscita della Spagna da una crisi lunga dieci mesi. I compagni del PCPE, nostro partito fratello, lo avevano previsto: la borghesia spagnola – come già la greca e l’italiana – ha scelto forzatamente di continuare il suo percorso europeo. Con 139 voti a favore e 96 contrari, il Partito Socialista Operaio di Spagna ha scelto questa linea, dopo sole tre settimane dal siluramento del vecchio segretario generale Sanchez.

D’altra parte, la debacle del Partito Socialista si era già manifestata con l’elezione di soli 85 deputati, il minimo storico, e con la divisione del partito in due correnti: quella sudista guidata dalla dama de hierro Susanna Diaz (sponsorizzata dall’ex presidente Gonzalez, vero deus ex machina della deriva capitalista del PSOE) e le forze nordiche controrivoluzionarie, rappresentate da Catalogna e Paesi Baschi. In questo momento, a prevalere è la corrente del sud radicata nella più grande e ricca regione iberica, con i socialisti da sempre al comando e foraggiati da banche e industriali “amici”. Diversa aria si respira nei pur ricchi territori catalani e baschi, a causa della spiccata autonomia delle federazioni del partito, che non favorisce la benevolenza dell’industria, con il conseguente esborso di argent de poche e di consensi, necessari per scalzare la dama sivigliana. Una terza elezione, che era alle porte, avrebbe dato il colpo di grazia ai socialisti spagnoli relegandoli abbondantemente dietro a Podemos e vicini ai destrorsi di Ciudadanos. Il PP, che nelle ultime elezioni si è rafforzato del 10 per cento, si è appostato sulla riva del fiume aspettando il cadavere del nemico passasse.

D’altronde, l’ultimatum del presidente della commissione europea di Bruxelles, insieme alle pressioni di banche e mercati che detengono il debito spagnolo, hanno già pianificato che il nuovo governo dovrà realizzare nuovi tagli e vendite di pezzi di Stato, comme d’abitude, madama la marchesa. Ma ciò che maggiormente stupisce gli osservatori esteri è come sia possibile, con una Tangentopoli in corso e il Pil che è aumentato del 3,1%, che la Spagna si ritrovi a dover subire le sanzioni della UE, come Italia e Grecia.

Due le chiavi di lettura, secondo noi comunisti. Anzitutto, l’aumento del Pil è scaturito principalmente dalla vertiginosa crescita del turismo: e purtroppo – come testimoniano i compagni del PCPE – i dati fantasmagorici delle presenze effettive si scontrano con la precarietà del lavoro giovanile, che viene pagato pochissimo, a fronte di nessun diritto. Da notare, tra l’altro, che gran parte degli arrivi provengono da turisti che frequentavano il nord Africa e altri territori interessati dalla guerra imperialista. L’altro segmento di crescita del Pil è dovuto allo sfruttamento delle nuove e delle vecchie generazioni di spagnoli che, se da un lato ha incrementato la produzione delle multinazionali a basso costo, dall’altro ha aumentato le diseguaglianze tra i lavoratori, il cui 70% è stato assunto con un contratto a termine.

La trama Gurtel – versione iberica della nostra Tangentopoli, iniziata nel 2009 con il giudice Garzon – ha coinvolto la nomenklatura del vecchio PP e non ha nemmeno risparmiato l’infanta di Spagna, sorella di re Filippo VI. Una gola profonda ha raccontato ai magistrati le vicende degli ultimi decenni, relativamente agli appalti per concessioni edilizie e industriali, ai finanziamento in nero ai partiti politici e molto altro ancora. Nel grande calderone sono finiti personaggi del Partito Popular, ma anche nomi del PSOE legati alla corrente di Gonzales; alcuni sono stati condannati, ma si tratta di pesci piccoli. Insomma, l’inchiesta continua e il giudice Garzon, pur essendo uscito pulito dalle accuse diffamanti che gli erano state contestate, non fa più parte della magistratura. Tuttavia, sulla scia di Di Pietro e di Ingroia, ha scritto un memoriale con la sua verità dei fatti e si è dichiarato vicino alla nuova alleanza di Unidad Popular, una sorta di lista Arcobaleno che comprende Izquierda Unida, PCE, Podemos e altri micro movimenti sinistroidi dell’ex M15.

In questo contesto, risulta evidente che la proposta Comunista sia l’unica in grado di ribaltare il tavolo della politica spagnola. Il nuovo governo non farà altro che eseguire gli ordini della UE, a discapito della classe operaia e del ceto medio, ormai proletarizzato. Nel contempo la UGT, il maggiore sindacato operaio, non sarà più comandata dal PSOE che di fatto perde la leadership e si sposta verso la concertazione completa, come sta avvenendo nell’ultimo decennio.

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