Smacco del partigiano Fiorentini alla cerimonia istituzionale: «Sono rimasto sempre fedele».

Foto M. Piccinelli © La Riscossa - Organo del Partito Comunista

di Marco Piccinelli

Nella giornata di ieri, 8 settembre, si è svolta – presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio – la cerimonia di consegna delle Medaglie della Liberazione ai partigiani di Roma e Provincia da parte della Prefettura di Roma Capitale. Molti sono stati gli insigniti e i medagliati, in maggioranza gli esponenti dell’ANPI, passando per la FIAP e le altre associazioni partigiane. Il cerimoniere incaricato scandiva i nomi dal piccolo podio della sala: Aldo Tortorella, Tina Costa, viene nominato anche Armando Cossutta per cui la medaglia è stata ritirata dai familiari in sua memoria. Poi arriva il turno di Mario Fiorentini.

Mario Fiorentini è stato l’ideatore ed esecutore, assieme ai gappisti romani, dell’azione di Via Rasella. Quell’azione del 23 marzo del ’44 che, in seguito, venne dichiarata ’attentato’ o ‘atto di guerriglia’, usando terminologia scorretta atta a sminuire e porre sotto una precisa influenza quello che fu un piano studiato nei minimi dettagli: in cui dodici partigiani gappisti uccisero trentacinque componenti del Polizeiregiment Bozen. Mario Fiorentini si avvicina al podio e ai membri istituzionali sostenuto dal compagno Rinaldi dell’ANPI di Roma.
Gli viene consegnata la medaglia e, di fronte ai componenti di Prefettura e Roma Capitale (era presente l’assessore alla cultura), a sua volta consegna loro il suo libro sulla Resistenza romana dei Gap: “Sette mesi di guerriglia urbana”.

Dopo aver parlato coi due amministratori, s’è rivolto alla platea e ha detto a voce alta, per quel che poteva: «Io ho sempre combattuto e sono stato sempre fedele: sono rimasto sempre fedele», lasciando intuire a ‘che cosa’ fu così devoto. Dalla folla si alza una domanda, quasi sommessa: «A Lucia Ottobrini?», ovvero la compagna con cui Fiorentini ha vissuto la sua vita, anche lei autrice dell’azione di Via Rasella e scomparsa un anno fa.

Lui, un po’ corrucciato, si gira verso il settore della sala da cui aveva sentito la domanda e dice perentorio: «Al Partito Comunista! Alla guerra dei GAP! A me i fascisti m’hanno carcerato quattro volte, ho visto quattro carceri diverse: io sono un galeotto!», diceva ai presenti, tra compagni di azioni, parenti di partigiani, stampa e fotografi accorsi. Il cerimoniere riprende a parlare, però, mentre Fiorentini si avviava lentamente verso il suo posto a sedere nel mezzo della sala della Protomoteca: scandisce un altro nome e l’amplificazione sovrasta le corde vocali del partigiano e matematico Fiorentini, già provate dallo sforzo precedente. Ai partigiani, ieri, non è stata concessa neanche la parola ma ‘schiavi non si vive se si nasce ribelli’: Fiorentini, la parola, se l’è ‘concessa’ da solo. E ha urlato, per quel che ha potuto, facendo in modo che tutti potessero ascoltare. Scandendo prorompente: «Al Partito Comunista! Alla guerra dei GAP!»

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Giornalista, studente, attivista. Ho scritto per il 'Nuovo Corriere Laziale', per 'Io gioco pulito' (l'inserto sportivo del Fattoquotidiano.it), Controlacrisi.org, Lindro.it e ‘il manifesto’. Nicchista per vocazione. Generalmente leggo parecchio. Recentemente, ho scritto, assieme a Fabio Belli: 'Calcio e Martello - Storie e uomini del calcio socialista', edito da Rogas.

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