I veri obiettivi del vertice del “Sud Europa” e del fronte anti-austerity

Si è tenuto oggi ad Atene il vertice dei capi di governo dei paesi del “Sud Europa”. A fare gli onori di casa il presidente greco Alexis Tsipras, presenti Hollande per la Francia, Renzi per l’Italia, il primo ministro portoghese Costa, quello cipriota Anastasiadis, e il maltese Muscat. Assente lo spagnolo Rajoy, rappresentato dal suo vice.

Tsipras ha fissato l’obiettivo della riunione: «dare un contributo costruttivo comune» in vista del vertice informale dei 27 a Bratislava: «n questo dialogo critico inizia il futuro dell’Unione europea.» L’obiettivo come noto è quello di compattare un fronte dei paesi che chiedono più flessibilità nei vincoli di bilancio da parte della UE per garantire la possibilità di investimenti e sostenere la ripresa dell’economie capitaliste attraverso iniezione di denaro diretta da parte degli Stati verso le aziende. «Siamo qui riuniti oggi perché i paesi del sud sono paesi in cui si verificano situazioni finanziarie che richiedono di mettere lo sviluppo al centro delle priorità» ha dichiarato Hollande. Fa sfoggio di erudizione da prima lezione di quarto ginnasio il premier italiano Matteo Renzi che esordisce dicendo: «L’uomo europeo di domani dovrà essere ‘kalòs kai agathòs’, bello e buono. Una dimensione etica incentrata sui grandi valori che ci hanno resi importanti e significativi. E non solo sulle mere tecniche burocratiche.» Nel frattempo da Bruxelles piovono critiche alla riunione. Il tedesco Schaeuble dichiara: «Credevo fosse una riunione di leader di partito e non commenterò su questo. Quando i leader socialisti si incontrano, per lo più non viene fuori nulla di molto intelligente.» Il capogruppo popolare Weber parla di «solito giochetto di Tsipras». Gioco delle parti e visioni differenti che tagliano trasversalmente i partiti europei sulla base delle esigenze dei gruppi economici dominanti dei rispettivi paesi, evidenziando un asse ormai consolidato tra socialdemocrazia e partiti della sinistra europea.

Una mossa politica quindi, quella di legare questi paesi, che risponde ad esigenze oggettive dei settori capitalistici nazionali, oggi sempre più favorevoli ad una politica che contrasti il rigorismo tedesco. In Italia in favore di questa prospettiva si è da tempo schierata la Confindustria e i principali centri dirigenti del paese, media compresi. Solo a marzo la Confindustria in un ampio documento scriveva: «Se si intende incentivare davvero le riforme occorre consentire ai governi che le realizzano di acquisire e mantenere il consenso necessario a proseguire tale processo, lasciando degli spazi di manovra del bilancio per sostenere la loro azione.» La prospettiva viene fatta passare dai governi – specialmente in Grecia e Italia – come una richiesta in favore del popolo, ma in realtà rappresenta solamente una lotta di potere interna a differenti visioni nella gestione del sistema capitalistico e della UE. Spunto ulteriore di riflessione per quanti fossero ancora illusi sulla natura del governo greco, che tanto ha voluto questo vertice.

La parola d’ordine della lotta tra paesi del “Sud” e del “Nord” Europa, spesso fatta propria anche da forze politiche progressiste, sindacati, movimenti di lotta rappresenta un enorme abbaglio. Si mescola infatti la condizione dei lavoratori con quella dei grandi gruppi del capitale, non comprendendo che proprio dall’ineguale sviluppo delle forze produttive e dalla maggiore concentrazione di capitale dipendono strategie differenti per le borghesie nazionali, le quali hanno in ogni caso in comune, l’obiettivo dello schiacciamento delle condizioni dei lavoratori e degli strati popolari. Per capirlo basta citare la dichiarazione del ministro italiano Calenda in una intervista a La Repubblica «Se ci presentiamo in Europa e ai mercati con un piano industriale per l’Italia credibile e fondato sullo stimolo agli investimenti e la competitività esistono spazi per ottenere quello di cui abbiamo bisogno […] Gli stimoli indifferenziati alla domanda non funzionano in un clima di incertezza generalizzata che è destinato a protrarsi. Occorre individuare con chiarezza pochi, precisi driver di crescita su cui concentrare le risorse, spiegando in modo trasparente ai cittadini che i frutti si vedranno nel tempo». Tradotto: nessun investimento in spesa sociale, incremento dei salari e pensioni, ma fondi direttamente alle imprese. I cittadini – secondo Calenda – capiranno. Poi è arrivato il piano «Casa Italia» del governo, che punta a utilizzare la leva emotiva del terremoto per ottenere la flessibilità sul settore edilizio e i comparti connessi. Questa è insomma la vera natura della lotta anti-austerità.

Pochi giorni fa, criticando i presupposti e la natura del vertice si era espressa l’Iniziativa Comunista Europea, di cui fanno parte KKE per la Grecia e PC per l’Italia. «Il punto principale della controversia interna alla eurozona e alla UE – si legge nella dichiarazione – resta il modello di gestione borghese, cioè tra stabilità di bilancio e monitoraggio degli stati membri da parte dei meccanismi della UE da una parte e dall’altra una politica di allentamento e aggiustamento dei vincoli di bilancio in modo che i fondi statali possano essere utilizzati per sostenere i monopoli. Questa controversia è estranea agli interessi dei popoli, perché entrambi gli approcci saranno a scapito della classe operaia e delle masse popolari povere, in quanto hanno come presupposto l’inasprimento dell’offensiva antipopolare. I governi della vecchia e nuova socialdemocrazia in Europa utilizzano lo slogan del “No all’austerità” in modo ingannevole. Questo slogan non ha alcuna relazione col mettere un freno e ribaltare le misure barbariche contro i lavoratori, alleviando la condizione dei popoli. Al contrario esso è legato al sostegno dei gruppi di affari con un supplemento di nuovo denaro. Ciò è dimostrato anche dal fatto che questi governi, così come quelli liberali, portano avanti nuove misure contro i lavoratori in Grecia, Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Cipro, al fine di incrementare i profitti del grande capitale.»

 

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