Si scatena la macchina repressiva contro i No MUOS: 194 attivisti a processo

Un momento di una recente manifestazione del coordinamento regionale dei No Muos contro gli impianti in costruzione del 'Mobile user objective system' (Muos), un mega impianto satellitare ancora in costruzione in contrada Ulmo, nella riserva naturale della Sughereta di Niscemi (Caltanissetta). La Regione siciliana ha avviato la procedura di sospensione delle autorizzazioni e nelle more sospende immediatamente i lavori di realizzazione del Muos, la stazione satellitare della Marina Usa a Niscemi. Lo ha annunciato il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, in conferenza stampa. ANSA/FABIO D'ALESSANDRO/UFFICIO STAMPA NO MUOS +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

E siamo a 194… è arrivato ieri il terzo provvedimento – nel giro di due settimane – contro il movimento No Muos con il rinvio a giudizio di altri 50 attivisti che segue i 127 notificati lo scorso 23 agosto e i 17 del 30 agosto. I reati contestati che si riferiscono alle manifestazioni del 9 agosto 2013 e 25 aprile 2014 e a fatti del 15 marzo 2013 e 21 settembre 2013, vanno da riunione non autorizzata, offesa all’onore e al prestigio delle forze dell’ordine a violenza e minaccia a pubblico ufficiale e invasione di base militare dove “l’accesso è vietato nell’interesse dello Stato”, con rischio di pene che vanno da 3 mesi fino ad 1 anno di reclusione. A pochi giorni dal dissequestro dell’impianto del Muos operato dal Tribunale di Catania relazionato all’inizio delle operazioni militari in Libia e a quasi un mese dalla manifestazione nazionale convocata per il prossimo 2 ottobre, la Procura di Gela si esalta mettendo alla sbarra centinaia di militanti, attivisti, lavoratori, studenti, cittadini che hanno l’unica colpa di lottare contro la presenza di una base militare “straniera” nel proprio territorio e uno strumento di guerra che viola l’ambiente della Riserva Naturale “Sughereta” e la salute della popolazione locale, servendo unicamente gli interessi dell’imperialismo americano e quello di “casa nostra” vincolati dall’alleanza interstatale militare della NATO.

Si va verso dei maxi-processi che nemmeno nei confronti delle organizzazioni mafiose del territorio, per usare un paragone espresso dal Movimento, sono stati imbastiti. Evidentemente alla Procura di Gela, operante in un territorio oppresso da inquinamento e mafia, qualcuno ha deciso di passar così “mestamente” alla Storia meritandosi la medaglietta dei governanti, sfruttatori e guerrafondai. Un accanimento giudiziario – che possiamo dire non è finito qui – che fa parte dell’offensiva politica impressa dal Governo italiano su pressione diretta degli apparati politici e militari statunitensi per l’immediata messa in funzione delle parabole del MUOS installate nella base di Niscemi, strategico per le operazioni di guerra dell’esercito statunitense nell’area del Mediterraneo e Medio Oriente e nel resto del globo con le altre 3 strutture gemelle. Questa offensiva avviene infatti in contemporanea con l’inizio della nuova avventura imperialista in Libia per la spartizione del bottino dopo la guerra del 2011 che vede la Sicilia essere ancora una volta un avamposto di guerra al servizio dei monopoli capitalistici con operazioni militari capitanate dagli USA e il coinvolgimento italiano, attraverso la concessione della base di Sigonella dalla quale partono i droni e gli aerei militari che bombardano il territorio libico nel quale è inoltre confermata la presenza di forze militari italiane. Dopo anni di denunce, obblighi di dimora, fogli di via, provocazioni poliziesche, intimidazioni e minacce mafiose, l’azione di queste settimane della Procura di Gela affila la strategia repressiva rispondendo all’obiettivo politico di criminalizzare e attaccare la legittima protesta e resistenza popolare contro il Muos vendicandosi così contro la grande mobilitazione popolare che è riuscita in questi anni a rallentarne i lavori e la messa in funzione.

In un comunicato all’indomani della sentenza di dissequestro dell’impianto satellitare della Marina americana ordinato dal Tribunale del Riesame di Catania, la fed. siciliana del Partito Comunista aveva denunciato l’arruolamento del Tribunale alla “chiamata di guerra in Libia” denunciando come la sentenza trovasse “fondamento solo nella legalità degli interessi della classe dominante e dei suoi apparati politici e militari italiano e statunitense” sottolineando come la “legalità dello Stato borghese risponde alla volontà politica della borghesia italiana vincolata a quella americana dall’alleanza militare della NATO per perseguire i propri interessi che sono al di sopra di ogni cosa e a cui sono asserviti tutti gli organismi e istituzioni statali”. Il comunicato prosegue evidenziando che “Il contesto internazionale dove si acutizza la competizione inter-imperialista, che coinvolge direttamente l’imperialismo italiano in particolare nell’ennesima campagna libica, con scenari sempre più cupi di guerra globale, fa sì che gli imperialisti americani e italiani si adoperino con ogni mezzo a loro disposizione per superare qualsiasi intoppo utilizzando ogni artificio giuridico-politico e piani sempre più autoritari e arbitrari per salvaguardare e perseguire gli interessi, generali e particolari, dei rispettivi monopoli capitalistici che sono diametralmente opposti a quelli della classe lavoratrice e le masse popolari siciliane e italiane, così come di quelli del popolo libico e di tutti i popoli del mondo”. Parole che trovano conferma anche nell’instancabile azione della macchina repressiva statale di questi giorni che mira a smobilitare, sfiancare, indebolire la lotta contro il Muos e la Base USA di Niscemi che in questi anni è divenuta sempre più il centro della lotta contro i piani imperialistici di guerra che sono nell’esclusivo interesse dei profitti capitalistici in prosecuzione con le politiche antipopolari che padronato, UE e governo Renzi hanno scatenato contro i lavoratori e i settori popolari nel nostro paese.

I processi a cui andranno incontro gli attivisti No Muos hanno un chiaro carattere politico celato dietro un falso principio di “legalità” del quale si permea l’ingiustizia dell’ordine costituto a garanzia degli interessi – politici e economici – della classe dominante che persegue con ogni mezzo i suoi fini oppressivi di sfruttamento, saccheggio, distruzione, guerra e miseria per la stragrande parte della popolazione. In antagonismo inconciliabile a questo si trovano le ragioni della lotta No Muos che sono più forti di ogni tentativo intimidatorio e di ogni repressione da parte degli organi giudiziari e repressivi dello Stato borghese, di quella stessa Polizia e magistratura a capo della Procura di Gela che ha palesemente coperto nei mesi scorsi l’”illegale” ripetuta violazione di un provvedimento giudiziario di sequestro dell’impianto da parte degli apparati militari americani. Il prossimo 2 ottobre in migliaia daranno nuovamente forza a queste ragioni, accerchiando nuovamente la base militare USA che occupa il nostro territorio.

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