La ricerca disperata della flessibilità.

Se si dovesse dare un titolo all’estate politica italiana e all’azione del governo Renzi, sarebbe decisamente un titolo azzeccato. Prima il vertice a tre con Merkel e Hollande, a Ventotene poi la “palla al balzo” del terremoto nel centro Italia, come candidamente ammesso dal presidente della terza camera nazionale, Bruno Vespa dagli studi di Porta a Porta in compagnia del ministro Delrio. L’obiettivo del governo italiano, e la richiesta impellente che viene dalla Confindustria è aumentare i margini di flessibilità dei vincoli europei per consentire un maggiore investimento di fondi pubblici e far ripartire l’economia italiana.

Il vertice di Ventotene è stato un fallimento nella strategia renziana. Tolte le foto e i sorrisi di circostanza, il tanto fumo della memoria di Spinelli e le frasi retoriche sulla presunta vera natura della UE, l’arrosto per il presidente italiano è stato davvero poco. Dalla Merkel è arrivata la conferma della politica di austerità come orizzonte strategico dell’Unione Europea: «I vincoli di stabilità non si toccano». Da Hollande una certa freddezza, timoroso più delle problematiche interne e del venir meno delle concessioni alla Francia su questo tema, che di aiutare il collega italiano. L’aiuto inaspettato arriva dalla Grecia con la convocazione di un vertice dei paesi del “sud europa” per discutere delle politiche espansive e dell’allentamento dei vincoli di stabilità in un vertice che vedrà nei prossimi giorni la presenza di diversi capi di governo, tra cui il greco Tsipras.

E infine il terremoto che il governo cerca di convertire in un assist per la sua politica. Da subito infatti le carenze di sicurezza e la necessità di un investimento sul patrimonio edilizio nazionale vengono individuate come elementi prioritari. Gli stessi giornali pressoché in modo unanime decidono – caso unico nella storia – di aprire subito alle polemiche ed evitare la consueta retorica del “poi verrà il momento della discussione sulle cause” con editoriali di fuoco in cui si reclama la necessità di una svolta nelle politiche di prevenzione e nella messa in sicurezza degli immobili. Non è certo generosità o ammissione degli errori delle politiche passate. È invece la consapevolezza che riguarda vasti settori della classe dominante italiana delle necessità di un investimento per far ripartire l’economia, che attraverso la leva morale post-terremoto provano a ottenere quei margini di flessibilità sui vincoli europei che tanto disperatamente chiedono da anni. E anche la UE viene apertamente attaccata negli articoli dei giornali, sostenendo che le misure antisismiche non interessano le istituzioni europee perché le uniche aree sismiche del territorio comunitario sono Italia e Grecia. Inizia il tira e molla.

La parola d’ordine diventa quindi porre un piano nazionale di messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano “fuori dai vincoli del patto di stabilità” ottenendo così la tanto agognata iniezione di denaro pubblico in favore di un grande investimento economico, che possa fare da scintilla alla ripresa. La borghesia italiana fa affidamento sulla speranza che la grigia tecnocrazia di Bruxelles si pieghi di fronte ad un fatto tanto grave e a un tema così sentito, utilizzando tutta la potenza di fuoco mediatica per far chiedere a gran voce investimenti. Vedremo i risultati di questa strategia.

Quel che è certo è che le classi popolari italiane hanno ben poco da guadagnare da tutto questo. Al di fuori dei miti – diffusi anche da una certa sinistra – una politica di austerità o una politica espansiva non determinano di per sé alcuna reale cambiamento nella natura di questo sistema e nello sfruttamento dei lavoratori e delle masse popolari. Le ragioni della crisi italiana sono più profonde delle sole politiche europee di bilancio, che pure ci mettono del loro, e non sono limitate al cosiddetto “neoliberismo”. E chi spera in un piano di messa in sicurezza che si realizzi con imprese private e appalti pubblici, può dare un’occhiata ai risultati straordinari di alcune delle recenti ricostruzioni post-sismiche per vedere cosa è accaduto realmente: soldi intascati dalle imprese e materiali e lavori scadenti per le case.

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