Editoriale.

di Alessandro Mustillo

L’enorme portata della sconfitta storica subita dal movimento operaio alla fine del secolo scorso si rende oggi evidente in tutta la sua gravità, nel momento in cui allo sviluppo delle condizioni oggettive della crisi e delle contraddizioni del sistema capitalistico, corrisponde un elemento di coscienza e organizzazione delle masse popolari che non è mai stato storicamente così basso e insufficiente.

In Italia in particolare alla sconfitta sofferta a livello internazionale con gli eventi controrivoluzionari nell’URSS e nell’est Europa, se ne aggiunge una tutta nostra, con la crisi e il fallimento della prospettiva della “via italiana al socialismo”, il conseguente mutamento in seno al PCI, e da lì l’incapacità di un reale progetto di ricostruzione comunista successiva al biennio 1989-1991, la politica opportunista a cavallo dell’inizio del nuovo millennio. Fenomeni connessi tra loro, ma che nel nostro Paese hanno prodotto una regressione più acuta e profonda che altrove. È da questa doppia sconfitta che ogni processo di ricostruzione comunista in Italia è chiamato a ripartire, con la convinzione che gli eventi del passato, positivi e negativi, debbano essere analizzati e assimilati come bagaglio di esperienza storica per la classe operaia e le masse popolari e in particolare per chi come noi ha l’ambizione di guidare il processo di liberazione sociale dallo sfruttamento capitalistico.

Uno degli aspetti negativi che più incidono al giorno d’oggi è l’assenza di quella rete di strutture, del tessuto sociale e culturale, che al movimento operaio hanno contribuito a dare coscienza e organizzazione. L’informazione riveste un ruolo fondamentale. Anche in questo settore la concentrazione monopolistica sta raggiungendo nuove frontiere storiche, rendendo l’apparato mediatico un enorme strumento sempre più strettamente nelle mani del capitale. Non stupisce quindi un dato di coscienza di classe così basso tra i lavoratori e i settori popolari. In assenza di strumenti in grado di diffondere il punto di vista delle classi popolari, sarebbe impossibile che esse possano elaborare una propria concezione del mondo di fronte ad un tale, continuo e univoco impatto della propaganda borghese. Né è possibile ricercare nel web soluzioni salvifiche. L’esperienza di questi anni ha dimostrato che la diffusione di internet ha democratizzato l’informazione solo nell’apparenza, e che in assenza di circuiti certi e dotati di una propria autorevolezza politica, il risultato del web è riaffermare da una parte i canali dell’informazione dominante, dall’altro generare un pulviscolo infinito di informazioni, caotiche, prive di fonti che creano ulteriore confusione, e in definitiva finiscono per deviare l’attenzione, legittimare e difendere in ogni caso lo stato di cose presente.

È compito dei comunisti dotare la classe operaia e le masse popolari di mezzi d’informazione che rompano – per quanto possibile nelle condizioni attuali, e lavorando per progredire – il monopolio dell’informazione da parte delle classi dominanti, che diffondano le notizie con l’ottica del proletariato, con il fine ultimo della sua emancipazione e organizzazione. Con questa intenzione nasce “La Riscossa”, organo d’informazione del Partito Comunista, che da oggi inizia la sua regolare pubblicazione. La riscossa perché è ora di comprendere che non abbiamo più nulla da difendere, che il tempo dei compromessi al ribasso è finito. Che viviamo in una società che ha tutte le condizioni per un cambiamento rivoluzionario nella sua base economica, e il compito dei comunisti è oggi dare alle classi popolari coscienza e organizzazione. Attraverso il percorso di unità politica tra il Partito Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista siamo convinti di poter dare alla ricostruzione comunista in Italia basi solide e una strutturazione sempre più forte nei prossimi anni. Serve aiutare tanti compagni, giovani, lavoratori a rompere gli ultimi ostacoli, i distinguo, i tentennamenti, a rigettare ogni forma di opportunismo, assimilare i motivi della sconfitta senza costruire intorno ad essa catastrofismi e idee di insuperabilità, per potersi unire a noi, aiutandoci a colmare il divario tra ciò che la realtà ci impone di realizzare e lo stato delle nostre forze. E’ qui che parte la riscossa.

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1 Comment

  1. Da ex appartenente a Lotta Continua (anni 60/70) vi abbraccio e vi esorto a lavorare in modo convinto. Spero che vi occuperete anche dei fatti quotidiani, almeno di quelli salienti.

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